I FUTURI POSSIBILI

Le visioni del futuro che sono seminate, alcune auspicabili, altre inquietanti, altre da analizzare, altre ancora da combattere etc.
Eccone una, abbastanza autorevole, visto che viene da uno dei papà di internet.
Il futuro è nella condivisione dei nostri dati
Tim Berners-Lee, padre del Web, è a Trento per Ict Days. E racconta come vede la società «smart» in modo responsabile
RENTO - Tim Berners-Lee non ama il futurismo. Non strofina la sfera di cristallo e, la sua, non è una previsione della realtà («Non mi piace farlo»). Fin qui la premessa. Il padre del World wide web ha comunque un’immagine in testa, già la intravede. È l’amplificazione degli open data. Condivisi, censiti, incrociati e intrecciati. A disposizione delle aziende e delle amministrazioni pubbliche: «Comprare delle scarpe, per esempio, potrebbe essere semplicissimo: non dovremmo nemmeno ribadire il nostro numero». Una città intelligente dovrebbe essere così, a suo dire. «Sarà una vera e propria rivoluzione – spiega -, tutti i device raccoglieranno dati, dando un quadro più chiaro del mondo che ci circonda». Il punto di svolta è la costruzione di una piattaforma partecipativa. O meglio: «Universalmente partecipata». Ospite di punta degli Ict days in agenda a Trento, Berners-Lee pensa a una community che fonde esperienze, prassi e cerca al tempo stesso di risolvere le grandi emergenze dell’oggi: «Surriscaldamento del pianeta, variazioni climatiche, conflitti».
Qualcosa si sta muovendo nella pubblica amministrazione, anche in Italia. Le buone pratiche dell’e-government iniziano a svelarsi: «C'è una forma di egoismo nella scelta dei governi di portare le loro attività online - sostiene Berners Lee - perché sono consapevoli che quando tutti saranno connessi potranno davvero risparmiare». La vera domanda è un’altra, però: «Cosa accadrà in futuro – si chiede - quando sia i governi sia le aziende accumuleranno quantità incredibili di dati personali?». La risposta è presto detta: si dovrà generare una community responsabile. «Se si sceglie di condividere questi dati – aggiunge indicando il braccialetto conta-calorie che indossa - è possibile capire ad esempio quanto e come un gruppo sociale sta migliorando il proprio livello di salute».
È questa la congiuntura, è qui che open data e personal data s’intrecciano. «In futuro – spiega - ci sarà una modificazione dei rapporti non solo con gli Stati ma anche con le aziende, le scelte saranno più facili». Una rivoluzione che ridisegna le relazioni e genera uno scambio creativo («La chiamo inter-creatività», dice). Il mantra è “partecipazione”: «Abbiamo bisogno di strumenti potenti per una collaborazione universale e risolvere i grandi problemi del mondo – aggiunge -. Surriscaldamento, variazioni climatiche, problemi politici, dovremo condividere conoscenze e pratiche attraverso la partecipazione». Di più: «Grazie alla connettività universale sarà possibile farsi degli amici simili a noi». Li chiama stretch-friends, Berners-Lee: «È un amico che ci fa spostare l’asticella: ci assomiglia ma, per esempio, è in Africa». L’esito è ambizioso: sgretolare le barriere. Culturali in primis.
Qualche rischio c’è, nell’era degli open data. «La minaccia che incombe sul Web può venire dal controllo politico ed economico – dice -. L'indipendenza della stampa, della circolazione delle informazioni, è ciò che più garantisce la democrazia». Controllare o spiare i cittadini, queste le tentazioni da sedare: «Il Web può essere al contrario utilizzato per rendere ancora più libero il mercato e ancora più partecipativa la democrazia».
Quanto alla privacy, se aziende e amministrazioni hanno libero accesso ai nostri dati c’è di che preoccuparsi? Detto altrimenti: come mettere al riparo i nostri dati sensibili? «Si sta passando da una visione più semplice della privacy a un’altra più complessa – spiega -, c’è una visione privata e una più pubblica». Quindi un livello più intimo e un altro meno delicato: «Dobbiamo distinguere le situazioni in cui è appropriato condividere i dati da altre in cui non lo è», conclude. Senza timori. Con un sorriso Berners Lee si rivela ottimista: «Ne verrà anche del buono».
di Marika Damaggio
fonte: http://www.corriere.it/tecnologia/cyber ... 6499.shtml
Eccone una, abbastanza autorevole, visto che viene da uno dei papà di internet.
Il futuro è nella condivisione dei nostri dati
Tim Berners-Lee, padre del Web, è a Trento per Ict Days. E racconta come vede la società «smart» in modo responsabile
RENTO - Tim Berners-Lee non ama il futurismo. Non strofina la sfera di cristallo e, la sua, non è una previsione della realtà («Non mi piace farlo»). Fin qui la premessa. Il padre del World wide web ha comunque un’immagine in testa, già la intravede. È l’amplificazione degli open data. Condivisi, censiti, incrociati e intrecciati. A disposizione delle aziende e delle amministrazioni pubbliche: «Comprare delle scarpe, per esempio, potrebbe essere semplicissimo: non dovremmo nemmeno ribadire il nostro numero». Una città intelligente dovrebbe essere così, a suo dire. «Sarà una vera e propria rivoluzione – spiega -, tutti i device raccoglieranno dati, dando un quadro più chiaro del mondo che ci circonda». Il punto di svolta è la costruzione di una piattaforma partecipativa. O meglio: «Universalmente partecipata». Ospite di punta degli Ict days in agenda a Trento, Berners-Lee pensa a una community che fonde esperienze, prassi e cerca al tempo stesso di risolvere le grandi emergenze dell’oggi: «Surriscaldamento del pianeta, variazioni climatiche, conflitti».
Qualcosa si sta muovendo nella pubblica amministrazione, anche in Italia. Le buone pratiche dell’e-government iniziano a svelarsi: «C'è una forma di egoismo nella scelta dei governi di portare le loro attività online - sostiene Berners Lee - perché sono consapevoli che quando tutti saranno connessi potranno davvero risparmiare». La vera domanda è un’altra, però: «Cosa accadrà in futuro – si chiede - quando sia i governi sia le aziende accumuleranno quantità incredibili di dati personali?». La risposta è presto detta: si dovrà generare una community responsabile. «Se si sceglie di condividere questi dati – aggiunge indicando il braccialetto conta-calorie che indossa - è possibile capire ad esempio quanto e come un gruppo sociale sta migliorando il proprio livello di salute».
È questa la congiuntura, è qui che open data e personal data s’intrecciano. «In futuro – spiega - ci sarà una modificazione dei rapporti non solo con gli Stati ma anche con le aziende, le scelte saranno più facili». Una rivoluzione che ridisegna le relazioni e genera uno scambio creativo («La chiamo inter-creatività», dice). Il mantra è “partecipazione”: «Abbiamo bisogno di strumenti potenti per una collaborazione universale e risolvere i grandi problemi del mondo – aggiunge -. Surriscaldamento, variazioni climatiche, problemi politici, dovremo condividere conoscenze e pratiche attraverso la partecipazione». Di più: «Grazie alla connettività universale sarà possibile farsi degli amici simili a noi». Li chiama stretch-friends, Berners-Lee: «È un amico che ci fa spostare l’asticella: ci assomiglia ma, per esempio, è in Africa». L’esito è ambizioso: sgretolare le barriere. Culturali in primis.
Qualche rischio c’è, nell’era degli open data. «La minaccia che incombe sul Web può venire dal controllo politico ed economico – dice -. L'indipendenza della stampa, della circolazione delle informazioni, è ciò che più garantisce la democrazia». Controllare o spiare i cittadini, queste le tentazioni da sedare: «Il Web può essere al contrario utilizzato per rendere ancora più libero il mercato e ancora più partecipativa la democrazia».
Quanto alla privacy, se aziende e amministrazioni hanno libero accesso ai nostri dati c’è di che preoccuparsi? Detto altrimenti: come mettere al riparo i nostri dati sensibili? «Si sta passando da una visione più semplice della privacy a un’altra più complessa – spiega -, c’è una visione privata e una più pubblica». Quindi un livello più intimo e un altro meno delicato: «Dobbiamo distinguere le situazioni in cui è appropriato condividere i dati da altre in cui non lo è», conclude. Senza timori. Con un sorriso Berners Lee si rivela ottimista: «Ne verrà anche del buono».
di Marika Damaggio
fonte: http://www.corriere.it/tecnologia/cyber ... 6499.shtml